PONTI DA IN PIEDI-BACK-BENDING “paura di cadere o voglia di volare?”

Il tema di questo articolo, da come potrete evincere dal titolo, tratta di un tema che presto o tardi i praticanti di Yoga dovranno affrontare e… perché no… non è detto, qualcuno riesce ad affrontarlo anche senza paura.

Sono qui oggi perché spero di esservi utile nel fornirvi uno spunto di riflessione sul modo in cui affrontare qualcosa che vi spaventa e questo può valere non soltanto nella pratica di yoga ma anche in ogni campo della vita.

I back-bending infatti, per chi non lo sapesse sono detti anche volgarmente ponti dall’alto o ponti da in piedi, si tratta di una postura che si esegue nella sequenza subito dopo avere fatto i ponti a terra (Urdhva Dhanurasana) a seguire i quali ci si alza in piedi e inarcando la schiena all’indietro, allungando le mani oltre la testa, si cerca di raggiungere il pavimento arrivando direttamente nella posizione del ponte. Questa postura si affronta solitamente dopo aver concluso tutta la prima serie di Astanga Yoga e soltanto se la schiena è pronta, sotto la guida di un maestro esperto. Sarebbe opportuno che venisse assegnata da maestro di grande esperienza e che nell’impararla veniste seguiti da vostro insegnante di riferimento e che vi conosce.

La schiena si inarca in modo sensibile e il bacino si sposta in avanti e si flette in modo consistente, le braccia si sollevano verso il cielo per poi andare all’indietro oltre la testa a mano a man che la schiena si inarca, solo alla fine le ginocchia si flettono leggermente e permettono alle mani di toccare a terra, portando il praticante direttamente nella postura del ponte.

Spesso passa del tempo prima di riuscire a imparare ad “atterrare” nel ponte senza battere il capo sul tappetino e senza troppa agitazione, seguendo il flusso del proprio respiro in corretta respirazione ujjayi.

Va bene, per qualcuno può essere risultato relativamente semplice scendere da in piedi nel ponte a braccia tese, ma per la maggior parte dei praticanti esso rappresenta un bello scoglio da superare, non soltanto fisicamente in quanto la schiena richiede diverso tempo per flettersi con maggiore scioltezza e in modo del tutto indolore, così come il bacino si renderà flessibile nella sua spinta in avanti in altrettanto tempo, ma soprattutto  a livello mentale perché andare all’indietro rappresenta un momento in cui si affronta la paura di cadere.

Affrontare ciò che ci fa paura…

                         Acqua ed emozioni

Il motivo per cui ho deciso di scrivere questo articolo è che per me questo tipo di esercizio è stato molto difficile, difficile per la mia testa che faceva da grillo parlante, non faceva altro che ripetermi “non ce la fai”, (ovviamente sbagliava!) perciò facevo molta fatica a lasciarmi andare al solo flusso del respiro, e così spesso, molto spesso, mi lasciavo andare alla sua voce ingannevole. Sta di fatto che col tempo, provando e riprovando ho imparato a mettermi alla prova lasciandomi andare all’ascolto del mio respiro spostando l’attenzione sul mio respiro invece che sulla voce del “grillo-mente-parlante”. Così facendo l’ascolto della mente lasciava spazio all’ascolto del respiro e la paura iniziava a trasformarsi in forza e consapevolezza.

Tutta questa esperienza ha tuttavia rappresentato un’infinita fonte di ispirazione per me.

ATTRIBUIRE UN SENSO A CIO’ CHE CI FA PAURA AUMENTA LA POSTA IN GIOCO MA LO CARICA DI SIGNIFICATO 

Iniziai a chiedermi perché una volta arrivata lì all’esecuzione del ponte da in piedi la mia testa iniziava puntualmente la sua opera di frastornamento costante così

“un giorno collegai questo esercizio alla mia paura di non farcela da sola, di lasciarmi andare, la paura di perdere il controllo su ciò che stavo facendo nella vita.”

Lo Yoga mi ha sempre spinto oltre la barriera di confine fra il conscio e l’inconscio e spesso ho mancato l’esercizio per la parte mentale che mi bloccava. E guarda caso, che caso non è mai stato, mi sono sempre ritrovata ad affrontare questo tipo nuove posture sempre nel mentre in cui stavo per affrontare la vita con maggiore indipendenza, non riuscivo ad affrontare dei passi importanti per la mia vita per la paura di non essere all’altezza. E’ sicuramente grazie ai back-bending che ho potuto lavorare su di me profondamente e trasformare questa mia insicurezza, riuscendo poi a concretizzare non soltanto la postura nella mia pratica di yoga ma a vedere traslato l’effetto della pratica della tanto temuta postura nelle mie azioni di vita nel quotidiano. Riuscendo a mettere le mani indietro in tempo vedevo più determinazione nelle mie azioni nello sviluppo dei miei progetti personali di vita.

                      La chiave è dentro di te

“PAURA DI CADERE O VOGLIA DI VOLARE?”

Mi sono chiesta che cosa rappresentasse per me l’andare da in piedi all’indietro nei ponti e mi sono detta… “Beh per me saper eseguire questo movimento con consapevolezza rappresenta la flessibilità di affrontare l’ignoto e sapere di farcela da sola senza l’appoggio e l’aiuto di nessuno. E così ho iniziato a dare significato a ciò che stavo facendo considerandolo non un mero esercizio da imparare ma un intero argomento da affrontare, fisico e mentale e di vita. Così facendo ho messo un carico da novanta sull’esercizio stesso ma ho aumentato la posta in gioco perché sapevo che superando quella paura avrei colto l’occasione per dare valore a ciò che facevo e migliorarmi anche nella vita. Si, perché migliorarmi nella vita di tutti i giorni valeva la pena di quel rischio che correvo ogni volta che lo affrontavo, e così valeva la pena che io rischiassi tutti i giorni per imparare qualcosa in di più di me stessa con l’aiuto della pratica. Moltissime volte ho battuto il capo sul tappetino (senza conseguenze, a parte sentirmi un po’ umiliata J) Ma in fondo la flessibilità che cosa è se non la malleabilità e il coraggio di buttarsi senza toppi meccanismi mentali che frenano?

Affrontare e sciogliere un blocco, una paura sul tappetino e farlo con ascolto del respiro e attenzione verso noi stessi si riflette inevitabilmente negli atteggiamenti verso noi stessi, verso gli altri, verso la vita e le prove che ci presenta. Eseguendo i back-bending mi sono accorta che la mia flessibilità fisica aumentava all’aumentare delle mia flessibilità mentale. Per me imparare a scendere nei ponti da in piedi ha significato non avere paura di buttarmi nella vita, imparare a essere flessibile nel raggiungere i miei sogni, avere fiducia nelle mie capacità di stendere le mani in tempo per frenare la discesa e arrivare stabile a terra, seguendo il respiro, il flusso della vita e facendolo in accordo con la mia schiena. Soprattutto avere perseveranza, pazienza e costanza.

Dare un valore a ciò che si fa è fondamentale per crescere, solo tutto ciò che impariamo da noi stessi lo potremo  trasmettere con l’esempio, tutto in fondo si esprime da dentro di noi verso fuori di noi e in fondo, se osservate molto bene una persona mentre pratica vedrete un essere che vive la propria dimensione interna esternandola.

Perciò ogni volta che avete paura di qualche cosa provate a dargli un significato e osservatevi, osservatevi più che potete, provateci e riprovateci fino a quando la paura si trasformerà in voglia di conoscersi, in forza e gioco, e solo allora riuscirete a sentire che la paura di cadere non era altro che la voglia di volare.

Clarissa Oliverio – Astanga Yoga Mugello 8

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